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News 16/03/2015 Ascensori pubblici, prove giornaliere e verifiche semestrali

Ascensori pubblici, prove giornaliere e verifiche semestrali


Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) ha pubblicato il Decreto 101/2015 che aggiorna le procedure per l'apertura di un impianto di elevazione pubblico; inoltre stabilisce prove di corretto funzionamento da effettuare ogni giorno e verifiche periodiche con cadenza semestrale. 

 
Il decreto pubblicato attua quanto previsto dal DPR 8/2015, recentemente entrato in vigore, che ha introdotto una semplificazione delle procedure sulla sicurezza degli ascensori. 
 
Il Decreto 101/2015 stabilisce che ogni ascensore pubblico deve avere un Responsabile d’esercizio che, tra le varie incombenze, dovrà designare il personale preposto alla prove periodiche.
 
Tali prove sono necessarie per accertare le condizioni di efficienza degli organi e degli elementi degli ascensori che permettono la regolarità di esercizio dell'impianto e la sua sicurezza.
 
Ogni giorno, prima dell'inizio del servizio pubblico, il personale individuato dal Responsabile dell'Esercizio, deve procedere alla effettuazione di una o più corse di prova a vuoto.
 
Almeno ogni 6 mesi il Responsabile del'esercizio deve sottoporre l'impianto ai controlli e alle prove previste dalla normativa, trascrivendo i  risultati sul libretto dell'ascensore, sottoscritti da lui e dal manutentore che ha effettuato le prove.
 
Le date di effettuazione delle verifiche semestrali sono comunicate dal Responsabile dell'Esercizio con congruo anticipo al competente dell’Ufficio speciale trasporti a impianti fissi (USTIF) al fine di consentire l'eventuale partecipazione di un proprio funzionario tecnico.
 
I risultati delle verifiche e delle prove periodiche devono essere verbalizzati e trasmessi agli Organi Regionali o agli Enti Locali delegati e ai rispettivi USTIF.
 
Infine ogni 3 anni, o in occasione di revisioni speciali o incidenti, deve presenziare ai controlli e alle prove effettuate dal Responsabile dell'Esercizio, per verificarne il corretto operato, un funzionario del settore tecnico dell'USTIF competente per territorio, ed un rappresentante dell'Organo Regionale o dell'Ente Locale delegato.
 
Gli USTIF possono comunque disporre in qualsiasi momento ispezioni agli impianti per verificare la sicurezza e accertare lo stato di conservazione ed il buon funzionamento degli impianti.
 
Le disposizioni contenute nel decreto entreranno in vigore il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Ascensori esterni alla volumetria del fabbricato

Spesso siamo abituati, tecnici dall’occhio attento o meno, a rilevare in edifici storici o villette isolate a più piani, la presenza di volumi esterni in vetro e acciaio o con pannellature in alluminio, che costituiscono i vani per ascensori o montacarichi a servizio delle utenze che impegnano ed utilizzano tali costruzioni.
Numerosi infatti sono gli interventi, soprattutto nei centri storici delle città, legati alla istallazione di ascensori esterni alla volumetria del fabbricato per consentire il collegamento agevole dei livelli in edifici che, per l’età o per motivi progettuali preliminari, ne risultano sprovvisti.
Non tratteremo in questo articolo le diverse e numerose tipologie offerte oggi dal mercato e che consentono, ormai in quasi tutte le situazioni di fatto, di ottenere la soluzione ottimale volta al giusto connubio tra l’estetica e la funzionalità dell’opera da istallare.
L’attenzione è invece posta su un particolare aspetto normativo, relativo alle distanze minime tra le costruzioni, regolate dal Codice Civile, da rispettare o non rispettare a seconda del caso e, sulla necessità che è legata a queste istallazioni di rispondere a specifiche esigenze dei portatori di handicap.
Aspetti normativi di riferimento
Per quanto riguarda questo aspetto, ed in particolare le esigenze dei portatori di handicap, la disciplina di riferimento è la Legge 9 gennaio 1989, n.13 titolata Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati.
Tale normativa può fornire un criterio di interpretazione che risulta fondato, anche in merito a eventuali conflitti che facciano riferimento ad edifici esistenti, pur se rivolta a progetti relativi ai nuovi edifici o alla ristrutturazione di interi edifici.
Art. 873 CC -Secondo l’art. 3, comma 1 della legge, le opere aventi ad oggetto innovazioni da attuare negli edifici privati volte ad eliminare le barriere architettoniche possono essere realizzate in deroga alle norme sulle distanze previste dai regolamenti edilizi, anche per i cortili e le chiostrine interni ai fabbricati o comuni o di uso comune a più fabbricati.
Tutto questo, proseguendo con l’art. 3, comma 2 della stessa legge, salvo l’obbligo di rispetto delle distanze di cui agli articoli 873 e 907 del codice civile nell’ipotesi in cui tra le opere da realizzare e i fabbricati alieni non sia interposto alcuno spazio o alcuna area di proprietà o di uso comune.
Nel merito e per una completa chiarezza, i citati articoli del Codice Civile recitano quanto segue:
 
Art.873 - Distanze nelle costruzioni - Le costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di tre metri. Nei regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore;
Art.907 - Distanza delle costruzioni dalle vedute - Quando si è acquistato il diritto di avere vedute dirette verso il fondo vicino, il proprietario di questo non può fabbricare a distanza minore di tre metri, misurata a norma dell'art.905.
 
Se la veduta diretta forma anche veduta obliqua, la distanza di tre metri deve pure osservarsi dai lati della finestra da cui la veduta obliqua si esercita.
Se si vuole appoggiare la nuova costruzione al muro in cui sono le dette vedute dirette od oblique, essa deve arrestarsi almeno a tre metri sotto la loro soglia.
 
Impianto ascensore e distanze minime tra le costruzioni
 
Una sentenza abbastanza recente del Consiglio di Stato, la n. 6253 del 5 dicembre 2012, ha affermato che la realizzazione di un ascensore esterno non rientra nel concetto di costruzione (di cui all’art. 873 del Codice Civile sopra citato) e quindi non possono essere applicabili ad esso le disposizioni in tema di distanze tra gli immobili.
Il caso analizzato, nello specifico, faceva riferimento ad una richiesta di permesso di costruire intesa alla realizzazione di un ascensore, che venne respinta dall'Amministrazione comunale.
Secondo il Comune, all'intervento osterebbe il disposto dell'art. 79, comma 2, del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, a mente del quale in tema di realizzazione di opere finalizzate all'eliminazione delle barriere architettoniche - e facendo eccezione all'ordinario regime di deroga alle norme sulle distanze - è fatto salvo l'obbligo di rispetto delle distanze di cui agli articoli 873 e 907 del codice civile nell'ipotesi in cui tra le opere da realizzare e i fabbricati alieni non sia interposto alcuno spazio o alcuna area di proprietà o di uso comune.
Il ricorso proposto dagli istanti presso il Tribunale Amministrativo Regionale competente venne respinto e motivato da aspetti legati principalmente sia alla tutela della salute e della vita di relazione dei portatori di handicap, che viene definito non un valore assoluto e incondizionato anche se di primaria importanza e, quindi, soggetto a subire delle limitazioni nella tutela di valori di pari rilevanza; inoltre che, a fronte della prevalenza delle ragioni del portatore di handicap rispetto ai soggetti residenti nel medesimo edificio, non poteva dirsi lo stesso per gli immobili limitrofi e per gli interessi quindi di soggetti diversi.
In seguito alla sentenza del Consiglio di Stato, che accoglieva l'appello degli istanti, si è precisato quindi l'estraneità dell'ascensore oggetto della richiesta di permesso di costruire alla nozione di costruzione di cui all'art. 873 cod. civ., e quindi l'inapplicabilità ad esso delle disposizioni in tema di distanze dallo stesso poste.
In particolare, l’impianto di ascensore rientra tra i cosiddetti volumi tecnici, al pari di quelli che servono le condotte idriche e termiche, o tra gli impianti strumentali alle esigenze tecnico-funzionali dell’immobile, per i quali non devono trovare applicazione le disposizioni in materia di distanze tra le costruzioni.

Ascensori e montacarichi, il nuovo regolamento voluto dall’Europa

Sulla GU del 21 febbraio 2015 è stato pubblicato un nuovo regolamento* in materia di ascensori e di semplificazione dei procedimenti per la concessione del nulla osta e della licenza d’uso per ascensori e montacarichi. Il nuovo testo è stato adottato per chiudere la procedura di infrazione 2011/4064 in materia e con riferimento alla direttiva 95/16/CE.

Con il Dpr 162/1999 il nostro legislatore, allo scopo proprio di dare attuazione alla direttiva europea, aveva operato un “riavvicinamento” alle legislazioni degli Stati membri relative agli ascensori, senza peraltro trovare il consenso della Commissione europea che, nel 2011, aveva contestato all’Italia il non corretto recepimento della direttiva.

Il motivo? Le disposizioni per la messa in esercizio degli ascensori e dei montacarichi devono essere estese a tutti gli ascensori e non solo a quelli in servizio privato

Da qui la necessità di correggere il regolamento del 1999 (artt. 11 e 12), cui si è giunti con l’emanazione del Dpr pubblicato in GU il 21 febbraio e le cui disposizioni sono entrate in vigore l’8 marzo scorso.

Il provvedimento (art. 1) corregge anche l’art. 13 del vecchio regolamento con l’inserimento della direzione generale del trasporto pubblico locale del Ministero delle Infrastrutture tra i soggetti preposti alle verifiche periodiche** prescritte per il mantenimento in esercizio degli ascensori. Ed ancora, con l’introduzione nel testo del nuovo regolamento dell’art. 17-bis vengono semplificate le procedure di concessione delle autorizzazioni alla installazione degli ascensori.

A proposito anche delle verifiche periodiche di funzionamento in sicurezza, le disposizioni relative all’esercizio degli ascensori in servizio pubblico destinati al trasporto di persone, hanno formato oggetto del Decreto del Ministero delle Infrastrutture 09.03.2015, pubblicato sulla GU del 14 marzo scorso, n. 61.

Sul Decreto ministeriale, che era stato previsto dall’art. 2 del Regolamento in materia di ascensori di cui ci siamo appena occupati, torneremo con alcuni approfondimenti.

* Dpr 19 gennaio 2015, n. 8.
** “Il proprietario dello stabile… è tenuto ad effettuare regolari manutenzioni dell’impianto … a sottoporre lo stesso a verifica periodica ogni due anni.

Alla verifica periodica degli ascensori, dei montacarichi e degli apparecchi di sollevamento rispondenti alla definizione di ascensore la cui velocità di spostamento non supera 0,15 m/s provvedono, secondo i rispettivi ordinamenti, a mezzo di tecnici forniti di laurea in ingegneria:

a) l’azienda sanitaria locale competente per territorio, o l’Arpa;
b) la direzione territoriale del lavoro del Ministero del lavoro e delle politiche sociali competente per territorio, per gli impianti installati presso gli stabilimenti industriali o le aziende agricole;
c) la direzione generale del trasporto pubblico locale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per gli ascensori destinati ai servizi di pubblico trasporto terrestre;
d) gli organismi di certificazione… per le valutazioni di conformità;
e) gli organismi di ispezione “di tipo A” accreditati… ai sensi della norma UNI CEI EN ISO/IEC 17020:2012… dall’unico organismo nazionale autorizzato a svolgere attività di accreditamento ai sensi del regolamento (CE) n. 765/2008”.

Detrazione per le spese di eliminazione delle barriere architettoniche

E' possibile fruire della detrazione Irpef accordata ai lavori di ristrutturazione edilizia, ordinariamente pari al 36% (portata al 50% per il periodo 26 giugno 2012 – 31 dicembre 2015).

Rientrano tra queste spese quelle sostenute per l’eliminazione delle barriere architettoniche, riguardanti, ad esempio, ascensori e montacarichi, elevatori esterni all’abitazione e le spese effettuate per la realizzazione di strumenti che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo tecnologico, favoriscono la mobilità interna ed esterna delle persone portatrici di handicap grave (articolo 3, comma 3, L. 104/1992).

La detrazione per l’eliminazione delle barriere architettoniche non può essere fruita contemporaneamente alla detrazione del 19% a titolo di spese sanitarie riguardanti i mezzi necessari al sollevamento del disabile. La detrazione del 19%, pertanto, spetta soltanto sulla eventuale parte di spesa eccedente la quota già agevolata con la detrazione per lavori di ristrutturazione.

Per le prestazioni di servizi relative all’appalto di questi lavori, è inoltre applicabile l’aliquota Iva agevolata del 4%, anziché quella ordinaria.

Guida alle agevolazioni fiscali per le persone con disabilità - pdf